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GuideAI e scelta degli strumenti

Server MCP: cos'è e come collegare l'AI ai dati aziendali

Un server MCP è un servizio che espone dati e azioni a un assistente AI attraverso il Model Context Protocol, uno standard aperto. Invece di incollare un file nella chat, l'assistente chiede al server ciò che gli serve, con i permessi di chi lo usa, e il server risponde.

A cura di Muvia · Aggiornata il 21 ottobre 2026

Cos'è il Model Context Protocol

Il Model Context Protocol (MCP) è un protocollo aperto presentato da Anthropic a novembre 2024 per collegare le applicazioni di intelligenza artificiale a fonti di dati e strumenti esterni. Prima di MCP ogni assistente aveva le sue integrazioni, scritte una per una; con MCP un servizio si collega una volta e qualunque client compatibile lo può usare. Per questo viene spesso descritto come una porta standard per l'AI.

Nel protocollo ci sono tre ruoli. L'host è l'applicazione che la persona usa, per esempio Claude o ChatGPT. Il client è la parte dell'host che parla con un server, uno per ogni collegamento. Il server è il servizio che offre dati e azioni: un archivio di documenti, un CRM, una piattaforma dati. I messaggi viaggiano in formato JSON-RPC 2.0, lo stesso per tutti.

Cosa fa un server MCP (strumenti, risorse, permessi)

Un server MCP dichiara cosa sa fare, e il client lo mostra al modello. Le specifiche prevedono tre tipi di capacità.

CapacitàCosa èEsempio su dati aziendali
Strumenti (tools)Funzioni che il modello può chiamare, con argomenti descrittiEseguire una query in sola lettura, elencare i dataset di un progetto, creare una dashboard
Risorse (resources)Contenuti che l'applicazione può leggere e dare al modello come contestoLa descrizione di un dataset, un documento, lo schema delle colonne
PromptModelli di richiesta preparati dal serverUn'analisi guidata del margine mensile
Gli strumenti possono dichiarare se leggono soltanto o se modificano qualcosa, così che il client chieda conferma prima delle azioni che cambiano i dati.

Il punto più importante è che il server decide cosa esporre e a chi. Il modello non vede il database: vede gli strumenti che il server gli offre, e ogni chiamata passa dai permessi del server. Un buon server MCP per dati aziendali espone dati già governati, come dataset con campi stabili e definizioni condivise, invece delle tabelle grezze, perché un modello che sceglie da solo tra cento tabelle con nomi simili sbaglia più spesso.

Locale o remoto: le differenze

Server localeServer remoto
Dove giraSul computer della persona, avviato dall'applicazioneSu un servizio in rete, raggiunto con un indirizzo HTTPS
Trasportostdio (ingresso e uscita del processo)Streamable HTTP
AccessoLe credenziali stanno nella configurazione localeLogin con OAuth: la persona accede al servizio e concede i permessi
Adatto aSviluppatori, file locali, strumenti personaliDati aziendali condivisi, più persone, controllo centrale
RevocaTogliere il server dalla configurazioneRevocare il collegamento dal servizio, con effetto immediato
Per i dati di un'azienda il server remoto è quasi sempre la scelta giusta: nessuna password sul portatile, permessi decisi dal servizio e un amministratore che vede chi è collegato.

Sicurezza: OAuth, permessi, revoca

Per i server remoti le specifiche MCP adottano OAuth 2.1: l'assistente non riceve mai la password, ma un token limitato nel tempo e nei permessi, ottenuto dopo che la persona ha fatto il login sul servizio e ha approvato una pagina di consenso. Le domande da fare a qualunque server MCP prima di collegarlo sono sempre le stesse.

  • Con quali permessi lavora l'assistente? Quelli della persona che l'ha collegato, mai di più, e solo quelli che ha concesso.
  • Cosa può modificare? Le letture sono una cosa, le scritture un'altra: chi approva una modifica proposta dall'assistente?
  • Chi lo può collegare? Un amministratore deve poter decidere se i connettori sono attivi e quali assistenti sono ammessi.
  • Come si revoca? Il collegamento va revocato dal servizio, con effetto alla chiamata successiva, senza dipendere dall'assistente.
  • Cosa resta registrato? Ogni chiamata, con l'assistente e il collegamento che l'ha fatta.

Il server MCP di Muvia risponde così: un collegamento è sempre una persona, un'azienda e un assistente; il login è quello di Muvia, con il secondo fattore se l'azienda lo chiede; ciò che l'assistente può fare è l'intersezione tra i ruoli attuali della persona, i permessi concessi, i moduli dell'azienda e il consenso dell'amministratore, ricalcolata a ogni chiamata. Ogni scrittura è una proposta che una persona approva in Muvia, salvo l'autonomia che un amministratore sceglie tipo per tipo, e le azioni sulle macchine aspettano sempre una persona. La guida al collegamento descrive i sei permessi uno per uno.

Esempio: chiedere a Claude il margine del mese

Una controller ha collegato Claude a Muvia concedendo la lettura e le letture SQL. Scrive in chat: «Nel progetto Controllo, qual è stato il margine di settembre per business unit, rispetto ad agosto?». Ecco cosa succede.

  • Claude legge gli strumenti disponibili e chiama quello che elenca i dataset del progetto: trova il dataset del conto economico mensile, con le sue colonne.
  • Costruisce una query SQL sul dataset e la passa allo strumento query_sql. Muvia la esegue in sola lettura, con i permessi della controller, nei soli progetti a cui è assegnata.
  • Muvia restituisce le righe; Claude scrive la risposta con la tabella del margine per business unit e la differenza su agosto.
  • Nella conversazione la chiamata allo strumento resta visibile con la sua query, che la controller può aprire e leggere.

Lo strumento whoami è il controllo più semplice: alla domanda «Chi sono su Muvia?» l'assistente risponde con il nome della persona, l'azienda e i permessi concessi. È la prima cosa da chiedere dopo un collegamento.

Come verificare una risposta (la query sotto)

Un assistente collegato ai dati sbaglia in modi diversi da uno che inventa: di solito il numero è calcolato davvero, ma su una definizione sbagliata. Per esempio il margine calcolato sulle fatture senza togliere le note di credito, o un mese preso per data di consegna invece che di fattura. Per questo la risposta va giudicata dalla query, non dal tono.

  • Leggi la query: tabella o dataset usato, filtri sul periodo, cosa viene sommato. Chi non conosce l'SQL può chiedere all'assistente di spiegarla riga per riga.
  • Controlla la fonte: un dataset certificato, con una definizione condivisa, vale più di una tabella grezza scelta dal modello.
  • Confronta con un numero noto: il totale del mese in un cruscotto o in un report che l'azienda usa già.
  • Rieseguila: la stessa query, incollata nell'editor SQL di Muvia, deve dare lo stesso risultato.

È il principio su cui sono costruiti gli agenti di Muvia: ogni risposta, dentro Muvia con Athena o fuori con l'assistente che l'azienda ha già scelto, arriva con la query che l'ha prodotta.

Elenco dei client compatibili

MCP è supportato da un numero crescente di applicazioni. Tra le più diffuse ci sono Claude (sul web, nell'app desktop e in Claude Code), ChatGPT con i connettori, Visual Studio Code, Cursor e Microsoft Copilot. Le modalità cambiano da un client all'altro e nel tempo: alcuni accettano solo server remoti con OAuth, altri anche server locali, alcuni richiedono un piano a pagamento o l'abilitazione da parte di un amministratore.

Il server di Muvia è un server remoto: per impostazione predefinita un'azienda ammette solo gli assistenti verificati da Muvia, cioè Claude, ChatGPT e Visual Studio Code, e un amministratore può ammetterne altri. Claude Code si collega con il comando claude mcp add --transport http. I passi per ogni client sono nella guida al collegamento; i dettagli tecnici del protocollo, dei token e dei permessi in Agenti e MCP e nella documentazione per sviluppatori.

Domande frequenti

È un servizio che un assistente AI può interrogare con un protocollo standard, il Model Context Protocol, per leggere dati o compiere azioni, con i permessi di chi lo usa. Si collega una volta e funziona con tutti i client compatibili.

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